Cari genitori degli studenti del Primo Levi,
la bozza del disegno di Legge sulla Stabilità, attualmente in discussione, all'art. 3 configura senza alcun tipo di contrattazione l'aumento di 1/3 dell'orario di lezione degli insegnanti, facendo prevedere condizioni lavorative non solo estremamente penalizzanti per i docenti, ma fortemente critiche per gli studenti
Un simile provvedimento non è dettato da alcuna giustificazione di carattere didattico e pedagogico, ma dalla semplice necessità di risparmio per le casse dello Stato. Il fatto che il ministro Giarda abbia affermato che - qualora si determinassero le stesse entrate con altri interventi - l'aumento delle ore verrebbe annullato, significa precisamente questo: che l'inasprimento delle condizioni di lavoro per i docenti, il non riconoscimento di quanto effettivamente essi si impegnino oltre le 18 ore di lezione frontale e, soprattutto, le ricadute negative sugli studenti, sono elementi che non vengono assolutamente considerati da un ministero che avrebbe, invece, la responsabilità di far funzionare la scuola meglio.
la bozza del disegno di Legge sulla Stabilità, attualmente in discussione, all'art. 3 configura senza alcun tipo di contrattazione l'aumento di 1/3 dell'orario di lezione degli insegnanti, facendo prevedere condizioni lavorative non solo estremamente penalizzanti per i docenti, ma fortemente critiche per gli studenti
Un simile provvedimento non è dettato da alcuna giustificazione di carattere didattico e pedagogico, ma dalla semplice necessità di risparmio per le casse dello Stato. Il fatto che il ministro Giarda abbia affermato che - qualora si determinassero le stesse entrate con altri interventi - l'aumento delle ore verrebbe annullato, significa precisamente questo: che l'inasprimento delle condizioni di lavoro per i docenti, il non riconoscimento di quanto effettivamente essi si impegnino oltre le 18 ore di lezione frontale e, soprattutto, le ricadute negative sugli studenti, sono elementi che non vengono assolutamente considerati da un ministero che avrebbe, invece, la responsabilità di far funzionare la scuola meglio.
Sembrerebbe,
considerando la proposta, che il nostro orario di lezione non sia
stato determinato nel contratto per oggettive e specifiche
condizioni, ma per una scelta assolutamente arbitraria, da ritoccare
a piacimento a seconda delle necessità di cassa. Non è,
evidentemente, così.
Impiegati
della scuola (e il termine non suoni irridente per chi impiegato è
davvero): come se gli apprendimenti dei ragazzi fossero pratiche,
riconducibili a modelli fissi e procedure standard.
Come
se avere a che fare con individui in formazione
– diversi tra loro - di cui ci sono affidate crescita e
cittadinanza, non
richiedesse, invece, grande flessibilità,
professionale e personale, adattamento di volta in volta al contesto,
alle capacità, alle relazioni, al vissuto individuale e collettivo.
Pratiche
burocratiche: a questo sembrano ridotti gli apprendimenti degli
studenti, la funzione della scuola e dei docenti.
I numeri (dell’orario di lezione, degli alunni per classe): una
variabile determinata dalle esigenze di cassa.
Vi
chiediamo di capire perché vale la pena di essere con noi. Non
è facendo più ore con più studenti, che potremmo istruirli meglio.
Ci troveremmo nella condizione del medico che ha troppi pazienti, e
che - di conseguenza - non riesce a dedicare ad essi un tempo di
qualità.
Del resto sono queste le condizioni di tutti i servizi pubblici al
cittadino che sono stati oggetto di tagli o di privatizzazioni
dissennate, come noi sperimentiamo sulla nostra pelle esattamente
quanto voi.
Riteniamo
indispensabile -
oltre che organizzare una seria mobilitazione (con assemblee nelle
scuole, in piazza, sui social
network,
attraverso mail
ai parlamentari), che coinvolga la maggior parte del personale
docente, non penalizzando gli studenti - chiedere
il vostro impegno e la vostra partecipazione ad una battaglia che si
preannuncia già impari: diritti
(al lavoro dignitoso e all'apprendimento degli studenti; a vivere
condizioni di relazione e di cura che sono intrinsecamente previste
nella scuola, come luogo dell'educazione, della crescita, della
cittadinanza e dell'inclusione) contro
liberismo travestito da esigenza tecnica.
Avete
mai provato a riflettere da quanto tempo non si parla pubblicamente
di scuola?
Gli unici spazi in cui questa parola viene spesa nella sua
specificità - didattica, pedagogia, epistemologia, cura, relazione,
mediazione, valutazione – sono dentro le scuole, in momenti
frettolosi e spesso inconcludenti: l’ansia
che ci viene imposta del fare subito e in fretta,
non importa come, in una visione anno dopo anno, governo dopo
governo, sempre più meccanica della produttività, con i suoi tempi
contratti da condizioni proibitive (in particolare il numero
esuberante di studenti in ciascuna classe), tende
a prevaricare lo spazio della riflessione.
Vi
siete mai chiesti - davvero - come noi abbiamo vissuto questi ultimi
anni,
con la perdita del nostro statuto sociale; con una scuola
delegittimata dal punto di vista della credibilità culturale;
depotenziata della sua significatività, del suo ruolo, attaccata
dall’incuria di uno Stato che da anni preferisce contrarre pur di
contrarre, a prescindere da bisogni, urgenze, volontà; a prescindere
dalle ricadute, nei termini proprio di quella didattica, pedagogia,
cura di cui non si parla più, a cui ci sono da aggiungere,
apprendimenti, sicurezza, inclusione?
Tutto
macinato da una strana regia, che se da una parte annuncia scenari
immaginari, dove tutto va meglio e dove risultati mai documentati
danno ragione alle politiche scolastiche, dall'altra taglia
via finanziamenti e insegnanti, persino la dignità nostra e dei
vostri figli.
Sì,
perché quelli lì sono i vostri figli: ogni mattina con noi, da
tanto e per tanto. Su
di loro in primo luogo ricadono e ricadranno le conseguenze di una
visione piccola, mercantile,
asfittica che della scuola stanno dimostrando di avere anche coloro
che, con indubitabile sobrietà, stanno portando a termine
un'operazione iniziata ormai anni fa.
Noi
e loro: è per questo che vi
proponiamo di stipulare un patto, un'alleanza che ci collochi davvero
dalla stessa parte,
come solo in tempi lontanissimi, prima che le parole “utenza” e
“servizio” entrassero a far parte impropriamente e violentemente
a definire i termini di un rapporto – quello tra lavoratori della
scuola, studenti, famiglie - che non può ridursi a questo perché
dobbiamo avere cura, insieme, proprio di loro: i vostri figli, i
nostri studenti.
Per
parlare del nostro lavoro, non staremo a raccontarvi di orario
aggiuntivo, delle 40+40 ore, di correzione di elaborati, di scrutini.
Si tratta di materia contrattuale, che la vulgata frettolosa che da
anni etichetta gli insegnanti come fannulloni non conosce neppure.
Per
parlare del nostro lavoro non possiamo non parlare dei vostri figli,
e di quella mediazione, relazione, cura, didattica e pedagogia che ai
più - quelli che pensano alla scuola come ad un'azienda di cui far
quadrare il bilancio - non interessano affatto. E che, invece,
costituiscono ancora la specificità del nostro quotidiano,
l’orientamento delle nostre energie e della nostra intenzionalità.
L’aumento
di un terzo dell’orario di lavoro porterebbe una serie di
conseguenze estremamente negative: l’usura del docente,
impossibilitato a garantire le stesse prestazioni e la stessa
disponibilità mentale ed emotiva per tutte le ore che deve stare in
classe; il
sovraffollamento di studenti,
soprattutto a carico di quei docenti che hanno poche ore curricolari
per classe (gli insegnanti di Inglese, Diritto, Storia dell'Arte,
Educazione Motoria, ecc. si troverebbero ad avere 12 classi e circa
300 studenti: un numero di studenti letteralmente impossibile da
ricordare, con grave danno per la valutazione e, quel che è peggio,
per la relazione con essi); infine
un aumento ulteriore della discontinuità didattica,
che già rende il cammino di alcune classi un percorso accidentato,
caratterizzato da cambiamenti di stile di insegnamento e dalla
necessità per alunni e docenti di uno sforzo di adattamento
reciproco che non favorisce né i tempi distesi, né il pluralismo
degli apprendimenti.
Per
questi ed altri motivi, la
proposta del governo va compresa nella sua gravità e quindi
rigettata in blocco.
E va rigettata non solo da parte di coloro che si troverebbero a
subire il provvedimento, ma anche di chi sarebbe direttamente
interessato dalle conseguenze: studenti e genitori, in un rinnovato
patto delle principali componenti della scuola, per
garantire - nella maniera più inequivocabile e scevra da
interpretazioni manipolatori - il diritto allo Studio e
all’apprendimento dei vostri figli. Che sono i nostri studenti. Ciò
che dà senso, linfa, motivazione, prospettiva al nostro lavoro.
Gli
insegnanti dei vostri figli.
Bollate, 31
ottobre 2012.
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