sabato 3 novembre 2012

Lettera ai genitori, dai docenti dell’I.T.C.S. Primo Levi di Bollate

Cari genitori degli studenti del Primo Levi,
la bozza del disegno di Legge sulla Stabilità, attualmente in discussione, all'art. 3 configura senza alcun tipo di contrattazione l'aumento di 1/3 dell'orario di lezione degli insegnanti, facendo prevedere condizioni lavorative non solo estremamente penalizzanti per i docenti, ma fortemente critiche per gli studenti


Un simile provvedimento non è dettato da alcuna giustificazione di carattere didattico e pedagogico, ma dalla semplice necessità di risparmio per le casse dello Stato. Il fatto che il ministro Giarda abbia affermato che - qualora si determinassero le stesse entrate con altri interventi - l'aumento delle ore verrebbe annullato, significa precisamente questo: che l'inasprimento delle condizioni di lavoro per i docenti, il non riconoscimento di quanto effettivamente essi si impegnino oltre le 18 ore di lezione frontale e, soprattutto, le ricadute negative sugli studenti, sono elementi che non vengono assolutamente considerati da un ministero che avrebbe, invece, la responsabilità di far funzionare la scuola meglio.
Sembrerebbe, considerando la proposta, che il nostro orario di lezione non sia stato determinato nel contratto per oggettive e specifiche condizioni, ma per una scelta assolutamente arbitraria, da ritoccare a piacimento a seconda delle necessità di cassa. Non è, evidentemente, così.
Impiegati della scuola (e il termine non suoni irridente per chi impiegato è davvero): come se gli apprendimenti dei ragazzi fossero pratiche, riconducibili a modelli fissi e procedure standard. Come se avere a che fare con individui in formazione – diversi tra loro - di cui ci sono affidate crescita e cittadinanza, non richiedesse, invece, grande flessibilità, professionale e personale, adattamento di volta in volta al contesto, alle capacità, alle relazioni, al vissuto individuale e collettivo. Pratiche burocratiche: a questo sembrano ridotti gli apprendimenti degli studenti, la funzione della scuola e dei docenti. I numeri (dell’orario di lezione, degli alunni per classe): una variabile determinata dalle esigenze di cassa.
Vi chiediamo di capire perché vale la pena di essere con noi. Non è facendo più ore con più studenti, che potremmo istruirli meglio. Ci troveremmo nella condizione del medico che ha troppi pazienti, e che - di conseguenza - non riesce a dedicare ad essi un tempo di qualità. Del resto sono queste le condizioni di tutti i servizi pubblici al cittadino che sono stati oggetto di tagli o di privatizzazioni dissennate, come noi sperimentiamo sulla nostra pelle esattamente quanto voi.
Riteniamo indispensabile - oltre che organizzare una seria mobilitazione (con assemblee nelle scuole, in piazza, sui social network, attraverso mail ai parlamentari), che coinvolga la maggior parte del personale docente, non penalizzando gli studenti - chiedere il vostro impegno e la vostra partecipazione ad una battaglia che si preannuncia già impari: diritti (al lavoro dignitoso e all'apprendimento degli studenti; a vivere condizioni di relazione e di cura che sono intrinsecamente previste nella scuola, come luogo dell'educazione, della crescita, della cittadinanza e dell'inclusione) contro liberismo travestito da esigenza tecnica.
Avete mai provato a riflettere da quanto tempo non si parla pubblicamente di scuola? Gli unici spazi in cui questa parola viene spesa nella sua specificità - didattica, pedagogia, epistemologia, cura, relazione, mediazione, valutazione – sono dentro le scuole, in momenti frettolosi e spesso inconcludenti: l’ansia che ci viene imposta del fare subito e in fretta, non importa come, in una visione anno dopo anno, governo dopo governo, sempre più meccanica della produttività, con i suoi tempi contratti da condizioni proibitive (in particolare il numero esuberante di studenti in ciascuna classe), tende a prevaricare lo spazio della riflessione.
Vi siete mai chiesti - davvero - come noi abbiamo vissuto questi ultimi anni, con la perdita del nostro statuto sociale; con una scuola delegittimata dal punto di vista della credibilità culturale; depotenziata della sua significatività, del suo ruolo, attaccata dall’incuria di uno Stato che da anni preferisce contrarre pur di contrarre, a prescindere da bisogni, urgenze, volontà; a prescindere dalle ricadute, nei termini proprio di quella didattica, pedagogia, cura di cui non si parla più, a cui ci sono da aggiungere, apprendimenti, sicurezza, inclusione?
Tutto macinato da una strana regia, che se da una parte annuncia scenari immaginari, dove tutto va meglio e dove risultati mai documentati danno ragione alle politiche scolastiche, dall'altra taglia via finanziamenti e insegnanti, persino la dignità nostra e dei vostri figli.
Sì, perché quelli lì sono i vostri figli: ogni mattina con noi, da tanto e per tanto. Su di loro in primo luogo ricadono e ricadranno le conseguenze di una visione piccola, mercantile, asfittica che della scuola stanno dimostrando di avere anche coloro che, con indubitabile sobrietà, stanno portando a termine un'operazione iniziata ormai anni fa.
Noi e loro: è per questo che vi proponiamo di stipulare un patto, un'alleanza che ci collochi davvero dalla stessa parte, come solo in tempi lontanissimi, prima che le parole “utenza” e “servizio” entrassero a far parte impropriamente e violentemente a definire i termini di un rapporto – quello tra lavoratori della scuola, studenti, famiglie - che non può ridursi a questo perché dobbiamo avere cura, insieme, proprio di loro: i vostri figli, i nostri studenti.
Per parlare del nostro lavoro, non staremo a raccontarvi di orario aggiuntivo, delle 40+40 ore, di correzione di elaborati, di scrutini. Si tratta di materia contrattuale, che la vulgata frettolosa che da anni etichetta gli insegnanti come fannulloni non conosce neppure.
Per parlare del nostro lavoro non possiamo non parlare dei vostri figli, e di quella mediazione, relazione, cura, didattica e pedagogia che ai più - quelli che pensano alla scuola come ad un'azienda di cui far quadrare il bilancio - non interessano affatto. E che, invece, costituiscono ancora la specificità del nostro quotidiano, l’orientamento delle nostre energie e della nostra intenzionalità.
L’aumento di un terzo dell’orario di lavoro porterebbe una serie di conseguenze estremamente negative: l’usura del docente, impossibilitato a garantire le stesse prestazioni e la stessa disponibilità mentale ed emotiva per tutte le ore che deve stare in classe; il sovraffollamento di studenti, soprattutto a carico di quei docenti che hanno poche ore curricolari per classe (gli insegnanti di Inglese, Diritto, Storia dell'Arte, Educazione Motoria, ecc. si troverebbero ad avere 12 classi e circa 300 studenti: un numero di studenti letteralmente impossibile da ricordare, con grave danno per la valutazione e, quel che è peggio, per la relazione con essi); infine un aumento ulteriore della discontinuità didattica, che già rende il cammino di alcune classi un percorso accidentato, caratterizzato da cambiamenti di stile di insegnamento e dalla necessità per alunni e docenti di uno sforzo di adattamento reciproco che non favorisce né i tempi distesi, né il pluralismo degli apprendimenti.
Per questi ed altri motivi, la proposta del governo va compresa nella sua gravità e quindi rigettata in blocco. E va rigettata non solo da parte di coloro che si troverebbero a subire il provvedimento, ma anche di chi sarebbe direttamente interessato dalle conseguenze: studenti e genitori, in un rinnovato patto delle principali componenti della scuola, per garantire - nella maniera più inequivocabile e scevra da interpretazioni manipolatori - il diritto allo Studio e all’apprendimento dei vostri figli. Che sono i nostri studenti. Ciò che dà senso, linfa, motivazione, prospettiva al nostro lavoro.
Gli insegnanti dei vostri figli. 
Bollate, 31 ottobre 2012.

Nessun commento:

Posta un commento